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Un soprannome per l'Italia

Ai miei tempi, nel Senese, come è ancora oggi per i fantini del Palio, ogni persona aveva un soprannome.

Rinaldo da ragazzino berciava più di tutti e ancora oggi, a 76 anni, si chiama "Cagnara".

Bruno si metteva una giacca più grande di lui e al suo funerale c'era ancora chi, parlando di lui, lo chiamava "Giubba".

Il Pacciani era un bimbo coi capelli color canapa e, dopo 70 anni, per cercarlo bisogna chiedere di "Canapa".

Chissà che soprannome dovrebbe avere l'Italia.

Offensivo, di certo.

Di certo, legato ai millanta turpi episodi di corruzione, di mafia, di omicidi, di stragi vissuti in tanti decenni.

Oggi stiamo assistendo all'inverecondo complotto, per fortuna non sanguinolento, per coprire le vecchie trattative con la Mafia,ammazzamenti compresi.

Tutti i pezzi più importanti, in combutta tra loro, riusciranno a coprirne la vista ma non ad annullare il  nauseabondo fetore.

Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Ministri: tutti intenti a soffocare la voce dei giudici.

Leggo oggi che, improvvisamente, è stato deciso il trasferimento dalla Sicilia dei principali esponenti dell'Arma dei Carabinieri, nonostante che ben 35 magistrati della Procura abbiano sottoscritto un documento ove si fa presente il danno che alle indagini antimafia viene causato dalla improvvisa scomparsa di tanti funzionari specializzati nel settore, vere e proprie memorie storiche.

Chissà se a chiamarla ad alta voce, per strada:"Usticaaaaa!!!!!", chissà se l'Italia si volterebbe.

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