Generalmente l'aspetto più evidente nella politica internazionale delle grandi potenze è la criminalità.
Bisogna ammettere che nel caso della guerra alla Libia gli aspetti più evidenti sono così tanti che quello criminale quasi scompare.
Confusione, pressappochismo, disordine, arroganza, paure, umanitarismo, ipocrisia, petrolio, prestigio, incoscienza.
L'Italia fa soltanto pena, schiacciata in mezzo alla forza e agli interessi altrui.
Scrive giustamente Libero: "Agli altri il petrolio, all'Italia gli immigrati".
La situazione sarebbe comunque difficile, ma è aggravata dalla inettitudine e dal generale discredito, anzi disprezzo, che Berlusconi raccoglie nel mondo.
Israele tace, è sparito da tutti i giornali e telegiornali, perfino la strage di 5 persone in una famiglia di coloni ebrei non ha avuto nessuna rilevanza, neppure da parte ebraica.
I miei sospetti si fanno più forti e le mie certezze più deboli.
Ho sempre pensato che il sorgere della democrazia nei paesi arabi avrebbe significato la fine di Israele.
A questo punto mi viene in mente che la Giordania è abitata da una popolazione che per oltre il 70% è palestinese.
La Giordania è governata da un re che palestinese non è, il cui padre anzi fu l'autore di quel "settembre nero" che vide il massacro di migliaia di palestinesi.
Sharon sosteneva sempre che in realtà i palestinesi l'avevano già il loro stato, ossia la Giordania.
A questo punto, sull'onda di questo processo di democratizzazione, se proprio questo vento di libertà non si può bloccare, conviene cercare di sfruttarlo, starà pensando Israele.
Quale soluzione ottimale sarebbe dunque quella di vedere la democrazia arrivare in Giordania, cacciare il re e dare il potere democratico alla maggioranza palestinese ?
Il tutto in un grande inciucio internazionale, che vedrebbe finalmente un trattato di pace tra lo stato degli Ebrei e lo stato dei palestinesi ?
In una ottica del genere, anche la striscia di Gaza non sarebbe più un problema: