Grande Italia!
Perdiamo le guerre guerreggiate, perdiamo la guerra con la mafia e la 'ndrangheta, perdiamo la guerra con la corruzione e con la spazzatura; però riusciamo a sconfiggere Marchionne.
Perchè è chiaro che Marchionne è andato in tilt e nessuno avrebbe potuto immaginare che uno dei più grandi managers del mondo avrebbe ceduto ad una crisi di nervi per l'attacco di un piccolo sindaco italiano, andando a definire Firenze “una piccola e povera città”.
Ma L'Italia è così poco abituata a vincere che forse non sa neppure distinguere una vittoria da una sconfitta.
O forse è troppo abituata alle guerre civili, dove chi vince è di certo un italiano, ma è italiano anche chi perde, e così perdono tutti e due.
Marchionne è sotto attacco da anni, dietro quel disonesto demagogo di Landini si è accodata tutta la stampa e l'opinione pubblica.
Marchionne ha speso 800 milioni su Pomigliano, facendone la fabbrica più moderna d'Europa, ma è stato attaccato ferocemente, accusato nientepopodimeno di violare le norme della Costituzione Italiana per aver chiesto agli operai italiani di lavorare come si lavora in Serbia, in Polonia, negli Stati Uniti.
Quando Marchionne è arrivato in Italia la Fiat non era malata, era praticamente morta, come quel tizio l'altro giorno che si è ripreso dopo 45 minuti di massaggio cardiaco.
E infine mi chiedo se il crollo esagerato delle vendite Fiat in Italia non sia dovuto anche al disamore che si è ormai instillato negli italiani, che ormai identificano la Fiat con Marchionne e con gli esecrabili Elkann.
Tra l'altro, penso che Marchionne sia molto più italiano della famiglia Elkann.
La vittoriosa guerra a Marchionne mi lascia una sensazione di miserevole piccineria, di cecità, di incoscienza.