E' riscoppiata la guerra, pare, laggiù.
Tre o quattro attentati palestinesi nel giro di mezz'ora, giù nel Sinai, con 7 morti israeliani, immediatamente pareggiati da 7 morti tra gli assalitori.
E poi, ovviamente, regolarmente, altri morti a Gaza, nel numero che Israele deciderà.
Prima domanda, la solita invariabile domanda: "Cui prodest?"
A breve all'Onu si deciderà di riconoscere l'esistenza di uno Stato chiamato Palestina e pare sicuro che la maggioranza deciderà positivamente.
E intanto in Israele da settimane si svolgono le più violente e numerose proteste civili della popolazione, contro la situazione economica e contro la classe politica, come mai finora si era visto.
La solita invariabile domanda "cui prodest?" non è automaticamente risolutiva, in tutte le situazioni, ma in questa pare proprio di sì.
Ogni dubbio poi sparisce se si accende il cervello e lo si mette in moto ad un normale, modesto numero di giri, senza sforzarsi.
E allora appare chiara l'anomala contraddizione tra l'efficientissimo sistema israeliano e la facilità con cui i terroristi hanno potuto attaccare diversi autoveicoli in una zona sotto totale controllo israeliano, ammazzando 7 militari in licenza, mentre subito dopo il sistema è tornato di nuovo in perfetta efficienza, riuscendo ad ammazzare immediatamente 7 terroristi.
E' assolutamente palese che Israele ha permesso ad uno dei tanti gruppi di terroristi palestinesi, ampiamente infiltrati dal controspionaggio, di effettuare i loro previsti attentati, intervenendo subito dopo con la massima facilità.
E nel nuovo clima di guerra, i civili ingenui pacifici dimostranti diventeranno automaticamente nemici di Israele.