L'altro giorno si passava accanto al vecchio giardino zoologico di Modena, chiuso da parecchie decine di anni, e come al solito provavo una sensazione di simpatia e di rimpianto, come sempre mi càpita di fronte ai vecchi edifici, o alle vecchie strade.
Mi ricordo una gelida mattina invernale, forse nel 1976, in cui venimmo a Modena e passando per il parco vedemmo in una gabbia 2 miseri leoni spelacchiati; visione tristissima e indimenticabile.
Pensando a una qualche maniera di utilizzare il grande capannone abbandonato, mi è venuta l'idea di farne un giardino antropico.
Un'idea folle e infantile, se detta per scherzo, o intollerabilmente razzista, se detta sul serio.
E invece no, pensandoci meglio, non folle e tanto meno razzista.
In questo grande capannone dovrebbero starci, in apposite gabbie, esemplari umani di tutte le nazioni e di tutte le razze, comprese anche quelle europeee ovviamente.
Sarebbero dei volontari, pagati (poco) dal Comune e dalla Regione, su base oraria o giornaliera o settimanale, in buona parte giovani, che potrebbero raggranellare qualche euro in più.
Vedremmo tutte le numerosissime razze di negri, con i magnifici costumi delle loro donne; e gli inca, e gli eschimesi, e i maori, e i mongoli; e, come sottospecie umana, vietata ai minori e ai deboli di stomaco, i "berluscones".