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Perplessità e indignazione

 

Perplessità o indignazione ?

Non è una scelta da effettuare, è un sentimento da constatare.

Càpita di trovarsi di fronte a forme di malvagità o crimini, per la cui natura, o per le condizioni in cui si verificano, la perplessità, da parte dell'osservatore, lascia inevitabilmente in secondo piano l'indignazione.

Di questi tempi, il caso della Libia rientra proprio in questa fattispecie.

Di schifezze, numericamente enormemente superiori, ne abbiamo viste tante, in questi ultimi anni.

Gli Usa si son fatti saltare le Twin Towers per bombardare l'Afghanistan e il nero segretario di stato americano ha portato all'Onu una boccettina di piscio del suo bambino, per invadere l'Irak.

In questi casi non c'era da rimanere perplessi, o forse perplesso avrebbe potuto essere soltanto l'ultimo e unico uomo talmente ingenuo da meravigliarsi di fronte alla dabbenaggine dei governati e alla criminalità dei governanti.

Insomma, per l'Afghanistan e l'Irak, era la solita vecchissima legge del più forte, che si inventa una scusa qualsiasi per bastonare il più debole; perfino il vecchio lupo si era affaticato a trovare una scusa, sia pure sballata, per mangiarsi l'agnello.

 

Ma il caso Libia, invece, va fuori da ogni precedente.

La Libia non ha bombardato Parigi o Londra, non ha invaso alcun stato confinante, non è accusata di genocidio, dava anzi lavoro a decine di migliaia di stranieri mezzi morti di fame e ora del tutto, non stava costruendo armi atomiche, non aveva intenzione di effettuare alcun blocco di petrolio, che anzi gioiosamente vendeva all'amica Italia.

Certamente Gheddafi è una schifezza di dittatore, come tanti altri, ed esteticamenteè stato davvero ripugnante vederlo nel corso della sua visita a Roma; ma su una ripugnanza totale di 100, almeno il 70 spettava al nostro Nano Malefico istrione manobaciante.

Però all'improvviso si è deciso che il governo della Libia, ufficialmente riconosciuto tale in tutto il mondo e in tutti i consessi internazionali, doveva essere cacciato.

E da un sottomarino atomico americano, una notte, sono stati lanciati decine di missili Cruise contro Tripoli; e dopo gli Usa sono subentrate entusiasticamente Francia e Gran Bretagna.

E così sono alcuni mesi che stiamo tutti entusiasticamente bombardando la Libia, ossia Tripoli.

In genere, in guerra, il problema maggiore è la forza del nemico.

Con la Libia, invece, il problema è l'opposto.

La Libia non era una potenza militare, quel poco che aveva è già stato distrutto, dovremmo ormai rifornirlo di armi e navi e missili, il nostro nemico, se no cosa bombardiamo.

E il problema è serio davvero, per cui ormai siamo costretti a bombardare le case e ammazzare i civili.

Tra poco sentiremo dire che è Gheddafi, a obbligare i civili a vivere nelle loro case, per poterci accusare di strage.

Una logica tipicamente israeliana.

E così andiamo avanti, giorno dopo giorno.

In realtà sappiamo che la Francia, aiutata dagli amici inglesi, vuole semplicemente allargare la sua zona di influenza e prendersi il petrolio che Gheddafi vendeva all'Italia.

Quelloche caratterizza questa schifosissima guerra è dunque non la sostanza, sempre eguale, ma la caratteristica del tutto particolare per cui, nel caso della Libia, non ci si è neppure affaticati di trovare una falsa motivazione.

Forse questa è la manifestazione che l'opinione pubblica è ormai talmente cieca e sorda e muta da non dover neppure essere presa in considerazione.

 

 

 

 

 

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