Se dovessi definire con un solo aggettivo Papa Wojtyla, userei l'aggettivo "indefinibile".
Non mi viene in mente alcun altro personaggio così contraddittorio.
Se Berlusconi fosse ancora più spudorato di quanto è, da tempo avrebbe pubblicamente chiesto:"Perché i magistrati perseguitano tanto me e non hanno perseguitato Giovanni Paolo II , che ha combinato tanto di peggio?"
E in effetti un magistrato, integerrimo e pazzo, avrebbe avuto tutti i motivi per perseguirlo e perseguitarlo nel corso di tutto il suo pontificato, sotto innumerevoli capi d'accusa.
Io provo a scrivere adesso, a caso, un elenco di nomi che sono al centro, come colpevoli o come vittime, di fatti criminosi in relazione ai quali il Papa polacco è sempre invischiato, o come mandante o come complice o come insabbiatore o come teste reticente.
Michele Sindona 11.07.1979 22.03.1986
Giorgio Ambrosoli 11.07.1979
William Aricò 11.07.1979
Roberto Rosone 27.04.1982
Danilo Abbruciati 27.04.1982
Roberto Calvi 17.06.1982
Paul Marcinkus 1971/1997
Emanuela Orlandi 22.06.1983
Mirella Gregori 07.05.1983
Enrico De Pedis 02.02.1990 sepolto a S.Apollinare in mezzo ai Papi
Alois Estermann 04.05.1998
Cedric Tornay 04.05.1998
Glady Romero 04.05.1998
P2 – banda della Magliana – Ior – preti pedofili – Jugoslavia
Tutto questo mi viene in mente alla rinfusa stamattina, ma chissà quanto di più ci sarebbe da scrivere e di sicuro è già stato scritto.
Tutti questi sono Fatti e sono avvenuti durante il pontificato di questo Papa, che ha coperto tutto.
Questo è il Papa che è stato acclamato nei 5 continenti da vivo e venerato come Santo da morto.
Ma questo è altresì il Papa che anche io, da ateo anticlericale, ho idolatrato dal primo all'ultimo giorno del suo pontificato.
Wojtyla è stato gratificato in sommo grado dalla natura e se esistesse un concorso per Mister Universo, con una valutazione a 360 gradi di tutte le qualità che può avere un uomo, Wojtyla sarebbe arrivato primo.
Bellezza fisica, mascolinità, intelligenza, umorismo, carattere, recitazione, voce, simpatia, empatia, aveva tutto.
Ricordo ai primissimi tempi, stavo visitando il Museo Capitolino e uno dei custodi, romanaccio sguaiato e volgare, discuteva del nuovo papa con i suoi colleghi e a un certo punto disse ad alta voce, entusiasticamente:” Ahò ! Adesso, questo qua, se l'incula tutti !”.
E in questo apprezzamento c'era tutta l'abissale differenza che caratterizzava Giovanni Paolo II da tutti i papi precedenti e da tutta la chiesa stessa, come era sempre apparsa a noi italiani.
Grande istrione, sapeva modulare la voce per ogni circostanza.
“Se sbaglio mi corriggerete” “Semo romani; damose da fà”; e poi la voce tonante, da Giudice Supremo, quando intimava ai mafiosi il pentimento; e la voce vibrante di fede e di incoraggiamento quando invitava tutti a non avere paura e a credere in Cristo; e i canti in mezzo a centinaia di migliaia di giovani.
Ed è completamente sbagliato, secondo me, individuare un calo del fascino di questo Papa nell'ultimo periodo di vita, quando alcuni hanno criticato quella scelta di apparire in condizioni pietose quotidianamente,di fronte al mondo.
A me non ha mai fatto pena, neanche nel giorno di quell'impressionante urlo silenzioso, perchè durante tutto quel lungo periodo papa Wojtyla mi dava la sensazione di una forza e di una volontà immane, di un guerriero che,colpito da ogni parte, continua a combattere fino all'ultimo istante di vita e muore in piedi.
Un coraggio feroce.
La contraddittorietà di questo personaggio è veramente tale in quanto inspiegabile.
Forse, a malincuore, si deve concludere che il marcio della Chiesa, o del Vaticano se si preferisce dire così, è talmente radicato e profondo e secolare, da impastoiare nella sua pania anche un gigante quale Karol Wojtyla.