Quando avevo 20 anni ero un grande ammiratore della Rivoluzione Francese e di Robespierre; ma in particolare ero colpito dalla figura di Saint-Just.
Giovanissimo, bello, incorruttibile, fanatico, aveva vissuto i suoi primissimi anni di gioventù in uno stato di esaltazione.
La rivoluzione lo aveva colto, o lui aveva colto la rivoluzione, all'età di appena 22 anni, e ne era diventato subito uno dei massimi esponenti.
Non fece a tempo a invecchiare e non aveva neppure 30 anni quando gli tagliarono la testa.
La Rivoluzione uccise il suo corpo ma rese immortale il suo nome.
Io ho sempre pensato che, senza la rivoluzione, Saint-Just sarebbe vissuto come un disadattato o peggio.
Marco Travaglio, poveretto, fortunato lui, non ha incontrato nella sua vita nessuna rivoluzione.
Bello, giovane, ascetico, intollerante dei vizi e della corruzione, è apparso per tanti anni in TV come un nuovo Saint-Just.
Ma la Rivoluzione non c'è stata, sono troppi ormai gli anni trascorsi in TV, e a forza di ripetersi si è rincoglionito.
E quello che sta scrivendo in questi giorni sul conto dell'incolpevole Stefano Folli non somiglia più ai discorsi di Saint-Just ma al gracidare di una rana.