Io ho un'alta opinione delle mie capacità psicologiche e dalla lacrimante intervista di Schwazer era uscito con una ben definita impressione.
Una intervista catartica, che concludeva il periodo più tormentato della sua vita; una cesura netta tra un prima e un poi.
Ma, già dal giorno seguente, amici conoscenti e articoli di stampa facevano vacillare la mia convinzione.
Devo ammettere che le perplessità sono tante e valide, dagli incontri col famigerato dottor Ferrari all'acquisto della droga in settembre e alla autosomministrazione a distanza di mesi.
Eppure, se non più convinto dalla prima spiegazione, non lo sono neppure dalla seconda.
Secondo me, l'analisi psicologica di Schwazer e della sua intervista potrebbe dare risposte più vere rispetto ai tanti pur giustificati dubbi generati dalle apparenti contraddizioni sul piano concreto.
Prima di tutto, la devastante crisi di Schwazer sul piano psicologico e sul piano etico è assolutamente unica, mai riscontrata prima negli ormai tantissimi casi precedenti.
Di fronte ad un carattere e ad una psicologia così particolare, mi sembra incongruo meravigliarsi per gli altri aspetti "strani" del suo comportamento, quali la completa solitudine in cui avrebbe maturato la decisione, l'acquisto, l'utilizzo della droga.
La vera e propria "esplosione psichica" che si è verificata in Alex Schwazer appare legata proprio alla solitudine di questo individuo, del che appunto si incolpa anche suo padre.
Passando poi ad un esame razionale della questione, mi ha colpito molto, ed anzi è stato l'elemento determinante per la mia convinzione, la risposta che ha dato Schwazer ad un giornalista che insisteva sulla possibilità di aiuti e di complicità.
A quel punto Schwazer, che non si è limitato soltanto a piangere gemere e disperarsi per tutta la durata dell'intervista, ha guardato in faccia il giornalista e poi tutti gli altri, facendo presente che lui, in quei giorni e in quel momento particolare, stava decidendo e vivendo una cambiamento radicale della sua vita, c'era un prima e di fronte c'era un dopo, ed era assurdo pensare che lui volesse passare a questa nuova fase della sua vita trascinandosi dietro la sporcizia e i rimasugli della vecchia.
E' stata una frase di poche parole, ma dette in maniera talmente fredda decisa e razionale che, da un punto di vista psicologico, mi fanno apparire irreali tutti i dubbi e le oscurità che viceversa agli altri appaiono molto più reali.
Se Alex Schwazer ci avesse davvero raccontato balle, avrebbe preso per il culo non noi ma se stesso e la sua intelligenza.
D'altra parte poi sarà certamente abbastanza facile controllare date, telefonate, e.mail ecc.
Resto straordinariamente curioso.