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Cess'Italia.

Tutti conoscono la storiella raccontata da Goethe, nel suo Viaggio in Italia, allorchè chiese al suo albergatore  dove fosse il cesso.
Costui lo fece affacciare alla finestra e gli mostrò il vasto piazzale.
"Dove, precisamente?" chiese il misero Poeta.
"Dove Ella preferisce" rispose magnanimo l'albergatore.
Guardando oggi dall'alto di un satellite, il gesto dell'albergatore indicherebbe l'Italia intera.
Riporto qui sotto parzialmente l'ultimo articolo di Blondet.
Vengano i tecnici. Tedeschi però
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La stazione Roma Tiburtina è nuovissima, vastissima, scintillante di scale mobili che portano in sinistri vuoti – insomma un sunto delle pretensioni architettoniche moderne. Ma è priva di WC, toilettes o modesti, ma quanto desiderabili, pisciatoi. Lo posso assicurare perche ci sono passato due volte a Roma Tiburtina dove ferma Italo, il tgv privato che farà di questa stazione marginale un hub per decine di migliaia di viaggiatori. Eppure è senza cessi.

Quando si segue il noto simbolo internazionale si finisce alle biglietterie di Stato. Quando si chiede al personale, si viene indirizzati all’esterno della stazione dove, alla sommità di una gradinata (i poteri pubblici italioti amano riempire di scalinate le stazioni ferroviarie onde punire i viaggiatori con valige) sorgono due casotti prefabbricati, che sono due cessi chimici utilizzabili inserendo una moneta. Tariffa mezzo euro, ma funziona anche con 1 o 2 euro (ovviamente e italicamente, «la macchina non dà resto»). Dello stato interno dei due casotti è bello tacere. In compenso, abbondanti le scritte che offrono servizi bisessuali attivi e passivi («mi piace tutto», proclama un inserzionista).

Due cessi chimici per 140 mila passeggeri al giorno, quanti ne vedrà transitare Tiburtina a regime. Un classico esempio della speciale, ineliminabile inciviltà italica di cui abbiamo già trattato. Ma il caso pone una domanda: è possibile che la stazione nuova sia stata concepita priva di WC? Niente di piu plausibile, visto che l’architetto è un aspirante-archistar (la neo-architettura intende esplicitamente nuocere agli esseri umani) e per di più italiota: ossia dedito a modernità avveniristiche che sono mera apparenza, in quanto si coniugano benissimo alla mentalità dello zappatore o primitivo, ineliminabile figura nazionale, per il quale per antichissimo costume il defecare è attività campestre, o da savana primordiale.

Qualche indizio però (porte furtivamente aperte da qualche dipendente e poi richiuse a chiave) mi ha reso certo di un’ipotesi peggiore: i WC esistono, ancorchè pochissimi, ma il personale della Tiburtina se ne riserva l’uso escludendone i passeggeri. Forse per non dover pulire i cessi pubblici, forse per favorire l’appaltatore dei due casotti a gettone che «non danno resto» (un simile miserabile business dei cessi è gestito da camorristi a Pompei; a Fiumicino vige un pari losco affare sui carrelli nei quali bisogna inserire 1 euro...). Certo tutto ciò avviene con qualche complicità della dirigenza della nuovissima stazione, magari con l’intento di danneggiare Italo, il concorrente privato di Trenitalia.

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