L'ultimissima vicenda di Fini, nel suo rapporto con Casini, è davvero caratteristica e mi diverte.
Appare infatti che, il povero Fini, al tradimento è come predestinato, ce l'ha nel Dna, è traditore comunque, anche senza volerlo, non solo come attore ma anche come soggetto passivo.
In passato ho scritto un articoletto, su Fini, e forse lo ho riportato anche su questo blog, devo andare a cercarlo.
Io non ho mai avuto simpatia per Fini, per tanti motivi.
Prima di tutto per il suo aspetto fisico, la sua aria da Pinocchietto, quel perenne sorriso scemo e furbetto.
E poi perchè era fascista, e quando smise, o finse, di non esserlo più, iniziò quel carattertico periodo, caratteristicissimo direi alla faccia della grammatica, di schizofrenia, di sdoppiamento, di Jekill e Hyde, tra lui e i suoi cosidetti colonnelli.
Lui, come un Dracula, aveva loro succhiato il sangue e viveva la sua vita, gli altri, morti viventi, fingevano di vivere anch'essi.
E lui, Fini, rappresentante di se stesso, proseguiva sulla sua strada, passo dopo passo, destinato ad una alta meta da cui non staccava lo sguardo, forse il Quirinale.
Poi ci fu il breve tentativo di fidanzamento con Mario Segni, chiuso rapidamente dal reciproco fallimento.
Poi l'incontro con Berlusconi; e parve che la sua via si facesse più larga e veloce.
Poi, il tradimento anche verso Berlusconi.
E gli avvenimenti cominciarono a divergere dai suoi sogni tanto programmati.
E ora che si era messo con Casini, cosa mai accade ?
Stavolta, poverino, non è lui a voler tradire.
Stavolta è Casini che cambia strada ma, per un curioso sortilegio maligno, Casini non vuole abbandonare lui ma soltanto i suoi compagni, che ora si ritroveranno esclusi da tutto e da tutti, dal vecchio e dal nuovo, dal centro dalla destra e dalla sinistra.
Bocchino, il povero Bocchino, orfanello abbandonato, cerca ora di sedurre Bersani.
Bocchino !