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Ergastolo o pena di morte ?

E' una domanda che avrebbe un senso.

Ma in una società tanto insensata una domanda sensata non ha senso.

Per cui si pretende di abolire entrambe le opzioni.

Ma in questo caso non è la insensatezza che mi dà fastidio, è l'immoralità che mi ripugna.

Purtroppo, le vittime non sono mai le mogli o le figlie o le sorelle dei giudici o dei legislatori che mandano fuori gli assassini.

In linea di principio, da un punto di vista etico, la pena di morte dovrebbe essere obbligatoria per determinati delitti.

Ma se io fossi il legislatore, ammetto che forse eviterei di prevederla, semplicemente per evitare il prevedibile isterico casino cui darebbe luogo ogni esecuzione.

Ma è chiaro che l'ergastolo, un effettivo ergastolo senza possibilità di sconti, dovrebbe essere obbligatorio per i delitti particolarmente cruenti.

Chiunque, per le vicende della vita, può ridursi a compiere reati gravissimi che comportino la morte di una persona.

E' quindi logico e doveroso analizzare le motivazioni o le attenuanti nei casi di reati "normali".

Ma vi sono comportamenti che non possono essere attuati da persone "normali", ma esclusivamente da veri e propri mostri che esulano completamente dalla normalità, proprio da un punto di vista medico-scientifico.

Chi entra in una casa e sevizia fino alla morte due vecchi pensionati cercando soldi, che magari neppure esistono, è un esempio ormai frequente di un delinquente che non è "normale".

Vi sono delitti che possono essere compiuti esclusivamente da individui "predisposti" e il rimandare in circolazione una persona che è "fisicamente-psichicamente" capace di  torturare o di sgozzare il prossimo, non è certo una dimostrazione di clemenza.

E ogni volta che leggo, con una certa frequenza, i casi di detenuti liberati, che tornare ad ammazzare, spesso nelle maniere più cruente, io mi indigno per il fatto che le nuove vittime non siano le figlie le sorelle le madri del giudice che ha firmato l'atto di clemenza.

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